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Attualità

Ci sarà ancora un futuro per la flat tax?


Regime forfetario 2020


Con le varie turbolenze ed i cambi di colore al governo ci si chiede se la politica fiscale subirà un repentino cambio di rotta.

Uno dei primi provvedimenti che potrebbero essere oggetto di modifica è proprio il regime forfetario, in particolare il nuovo limite unico fissato a 65.000 euro.


Si tratta infatti di una misura di cui la Lega aveva fatto il proprio cavallo di battaglia ma da sempre osteggiata dagli ex alleati di Governo.


       

Il motivo del contrasto nasceva sia dai conti, e dalla difficoltà di trovare risorse a copertura (15 miliardi) senza gravare ulteriormente sulle tasse, sia dall'idea che fosse un’operazione a solo vantaggio dei redditi più alti.


Ancora più a rischio di abolizione è poi l’imposta sostitutiva del 20%, completamento del progetto flat tax per le imprese, che dovrebbe prendere il via da gennaio 2020 e per la quale ancora non è mai arrivata l’autorizzazione dell’Unione Europea.



Le nuove linee di indirizzo


La domanda se questa misura avrà vita breve appare a questo punto del tutto lecita.


A rafforzare l’ipotesi sono le “linee di indirizzo programmatico per la formazione del nuovo governo“ pubblicate nelle ultime ore sulla piattaforma Russeau.


Si tratta di una bozza di lavoro, come legge sul sito dei 5 Stelle, “che riassume le linee programmatiche” una sintesi parziale di un lavoro più articolato, ancora oggetto del confronto tra le forze politiche.


In questa bozza la Flat Tax non è contemplata.


Si parla invece genericamente di “abbassamento della pressione fiscale” attraverso “una manovra espansiva con la neutralizzazione dell’aumento Iva”, di una “riduzione delle tasse sul lavoro a vantaggio dei lavoratori”.


Ciò su cui invece i due partiti si sono trovati d’accordo, come si legge sempre dalla bozza di programma, è l’inserimento di politiche redistributive.



Saranno ripristinati i vecchi limiti?


Restiamo quindi in attesa di conoscere le novità in ambito fiscale progettate dal nuovo Governo.


Le soluzioni che con maggiore probabilità potrebbero profilarsi sono quindi:

  • una drastica abolizione
  • un ridimensionamento dei limiti di accesso, e quindi dei vantaggi ad essa connessi, con il ritorno ai parametri di qualche anno fa, che a seconda dell’attività svolta, consentivano l’accesso a contribuenti con fatturato dai 25.000 ai 50.000 euro.


Non è poi azzardato ipotizzare che ancor prima del suo avvio, previsto nel 2020, venga smantellato il progetto dell’imposta sostitutiva del 20% per le imprese con ricavi compresi tra i 65.001 ed i 100.000 euro.



Un duro colpo per oltre 400.000 Partite Iva


Quella del regime forfetario è stata tra le norme più criticate dall'opposizione ritenuta vantaggiosa solo per i contribuenti con redditi alti.


Proprio quest’ argomento è un punto in comune tra i protagonisti del Governo Conte-bis, che si sono trovati inoltre d’accordo sull'inserimento di politiche redistributive sul fronte fiscale, come si evince dalla bozza di programma.


Se davvero la nuova maggioranza politica decidesse di abolire o ridimensionare il regime forfetario, ci sarebbero conseguenze per oltre 411.000 Partite Iva che hanno approfittato della flat tax al 15%.


La Legge di Bilancio 2019 ha infatti allargato la soglia di ricavi e compensi per accedere al forfettario, oltre ad aver eliminato una serie di vincoli su collaboratori, beni strumentali e redditi da lavoro dipendente.


Tantissimi quindi sono stati i professionisti che hanno deciso di aderirvi soprattutto tra chi ha deciso di avviare una nuova attività considerando che in questo caso l’aliquota scende al 5%.


I vantaggi dell’attuale regime forfetario


Il regime forfetario 2019 ha rappresentato una delle novità più importanti sul fronte fiscale della Legge di Bilancio perchè ha eliminato i vincoli all'ingresso presenti presenti nel regime forfetario 2018 allargando notevolmente l’accesso.


Quindi a  partire dallo scorso gennaio, i titolari di Partita Iva possono beneficiare della flat tax del 15% nel caso di ricavi o compensi non superiori a 65.000 euro.

Vediamo nel dettaglio i due regimi a confronto




Regime forfetario 2018

Potevano aderire al regime le persone fisiche che esercitavano o che iniziavano un'attività d'impresa o arte o professione, purché nell'anno solare precedente possedessero i seguenti requisiti:

- conseguimento di ricavi o compensi non superiori a determinate soglie variabili a seconda del codice ATECO specifico dell'attività svolta;

- sostenimento spese per l'acquisizione di lavoro per importi complessivamente non superiori a 5mila Euro lordi (lavoro dipendente, co.co.pro., lavoro accessorio, associazione in partecipazione, lavoro prestato dai familiari dell’imprenditore);

- Il costo complessivo di beni mobili strumentali non doveva essere superiore a 20mila Euro.

vs


Regime forfetario 2019

I requisiti sono notevolmente semplificati:

- Unica soglia da rispettare uguale per tutti con conseguimento di compensi o ricavi non superiori a 65.000€;

divieto di svolgimento in prevalenza dell’attività nei confronti del proprio datore di lavoro o di un soggetto che lo è stato nei due anni precedenti o di un soggetto ad esso riconducibile;

divieto di partecipazione a società di persone, associazioni, imprese familiari; divieto di controllo, diretto o indiretto, di Srl o associazioni in partecipazione;

avvio dal 1° gennaio 2020 del regime agevolato, con imposta sostitutiva del 20% per i titolari di partita IVA con ricavi o compensi da 65.001 e 100.000 euro.




Solo alla fine di settembre potrebbero arrivare le prime conferme o smentite tenuto conto che si avvicina il termine per il varo della Nota di aggiornamento al DEF, base per la predisposizione della Legge di Bilancio per il prossimo anno.

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